Una notte fantastica. Sicuramente era stata la notte più bella di tutta la sua vita. Almeno fino ad ora. Erano stati tutta la notte, lui e suo fratello, a spasso. Semplicemente a spasso. Senza cercare di entrare in qualche discoteca o festa esclusiva o altre cazzate del genere. Avevano vagabondato tutta la notte solo per essere svegli prima del sole, e magari dirgli Buongiorno sole.
E stavano li, adesso, seduti sopra due sedie a sdraio dei Bagni Marino a vedere questo sole sorgere, e a nessuno dei due veniva voglia di dire qualcosa. Solamente guardavano.
Si sentiva che era dicembre. Le sette di un fottutissimo mattino dicembrino. E stavano li, ancora, nonostante il gelo che trapassava la carne inesorabilmente innocente.
Chicco guardava il sole uscire dal mare, stolido biscottone gigante inzuppato per tutta la notte in quell’immensa tazza di latte azzurro. E ogni tanto si girava a guardare quel suo fratellone Menemi di due anni più piccolo. Voleva vedere quanto riusciva a resistere immerso in quel freddo polare con addosso quella sua camicina viola. Ma stranamente non tremava, e solo allora Chicco si rese conto di quanto fosse abituato, quel suo fratellino, al freddo. Dico quello interiore.
Tutto intorno non c’era niente, solo il rumore del mare. Quello che il vento riusciva a dire era solo freddo.
- Ti piaccono i tramonti?
- Guarda che questo non è il Piccolo Principe. E poi questa è un’alba.
- Spiritoso... Dicevo sul serio.
- Adesso no.
- E perché?
Rimase il silenzio, questo insormontabile, a dividerli ed unirli un miliardo di volte al secondo.
- Perché è melanconico. Mi fa ricordare cose che non ho vissuto.
- In che senso?
- Mi fa sentire triste. Mi fa ricordare la mia piccola Liz, eppure non ho mai visto il sole sorgere con lei.
Un’altra volta il silenzio planò dolcemente fino a coprire i due mitici fratelli. Questa volta non si univano né dividevano, solo rimanevano sotto una ertissima coltre di silenzio che li riparava dal freddo.
Chicco avrebbe voluto dire "Sai perché succede questo? Perché all’alba il cuore si apre, come un fiore, ed il profumo che ne esce sono i ricordi della persona che ami, e tutto questo odore si mescola con il paesaggio, qualunque esso sia. Tanto il profumo della rose è sempre uguale, ovunque esse siano."
Ma non disse niente, rimase a guardare ed aspettare quel fratello minore che si stava perdendo nei riflessi delle onde. E si chiedeva, lui, il grande fratellone maggiore, se fosse giusto stare ad aspettare che il suo fratellino ritornasse a riva o se la cosa giusta da fare non fosse stata quella di tuffarsi anche lui con lo sguardo, in quei riflessi rossi che si moltiplicavano sulle onde.
Il piccolo Menemi sembrava veramente sperso fra quei flutti che il sole stava dorando, ed i suoi occhi improvvisamente riflessero quello che il mare ci aveva scritto sopra.
- L’importante è voltarsi, ogni tanto, e guardare la riva, e ricordarsi che è giusto partire per ritornare, un giorno. Senza perdersi. Almeno non per sempre -, disse.