I tuoi sguardi troppo intensi. I tuoi baci troppo lunghi. I tuoi sorrisi troppo sinceri. I tuoi abbracci troppo stretti.
Entro nella profumeria. Chiedo il tuo profumo. Ovviamente non lo hanno, quindi continuo a vagare. Un'altra profumeria. Un'altra domanda. Un'altra negazione. E così via, per altre tre, quattro, nove profumerie. Alla fine è diventata un'ossessione.
Ora mi rigiro il pacchetto in mano, mi guardo riflesso tra le gocce di pioggia attaccate su una vetrina. Mi vedo ma non mi riconosco. Continuo ad accarezzare il cellophane che riveste la scatola di cartone. Sento la pioggia che cade sulla mia testa. Immagino ogni goccia di pioggia come una goccia di profumo. Guardo in alto. Il cielo è verde. Di un verde intenso. Innaturale. O forse è solo la mia immaginazione. Forse è solo il riflesso di un ricordo.
Sento la paura addosso di potermi perdere in tutta quell'immensità. Appoggio una mano al muro per avere la sicurezza di potermi aggrappare a qualcosa, di non essere risucchiato dal vento, o quantomeno per non cadere, fradicio. Apro l'altra mano, aspetto una risposta. Quattro gocce di profumo sul palmo della mano. Pesano come un macigno caduto dal cielo. È come un pianto che taglia il mio viso con le lacrime.
La boccetta del tuo profumo preferito è ancora li. Sul mio comodino. Sul cellophane c'è una minuscola primordiale patina di polvere. Ma va bene così. I miei ricordi funzionano ancora.