come l'elettricità che passandoci attraverso sconvolge le nostre vite, le nostre anime, ci squote e ci fa ricordare i nostri sogni sopiti, ci fa aprire gli occhi davanti allo scempio di una mostruosa quotidianetà; e ti accorgerai che non possono esserci limiti per i sogni, e che hai percorso tanta, troppa strada, e ora solo le tue mani riescono a raccogliere le lacrime, tutte quelle che non potranno più ridarti indietro il tuo tempo
giovedì, luglio 5
Non credo di resistere
Sto cercando di scrivere una nuova canzone. È bello quando inizia a rimbalzare nella tua mente un motivetto divertente. Dopo un po' di tempo diventa un assillo, e se non fermo il tutto in una specie di registrazione alla fine diventa tutto un'ossessione, dormo ripetendo le stesse parole per tutta la notte, aggiungo cori, distorzioni, battiti. Diventa un incubo. Alla fine inizio quasi ad odiarla, a sentirmi stupido e stufo. Il problema è che non ho tempo per mettermi nella mia cameretta a registrare le mie emozioni. Sta diventando una malattia, quasi. Ogni mattina mi sveglio con la testa sempre più dolorante, come se avessi dormito col le orecchie incollate ad un subwoofer sparato al massimo volume. Devo trovare una soluzione. Che non è che sia così semplice. Anche ora, mentre penso queste parole, in sottofondo sento quella chitarrina distorta che risuona per l'ennesima volta quell'ossessivo riff di tre note. E poi quelle parole che prima mi piacevano, di cui andavo fiero, sorridevo felice di aver pensato un testo così divertente e originale. Dio mio, potessi mi aprirei la testa per tirarle fuori, per cancellarle definitivamente. Ecco. Forse è proprio questa la soluzione. Un bel colpo in testa. Penso sia la cosa migliore. Si, ne sono convinto. Credo che il sangue, quando scenderà dalla mia fronte, sarà come l'acqua che lava via i pensieri, i ricordi. Spero solo che questa musica non mi tormenti più mentre dormo.
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