venerdì, maggio 11

Il profumo dei ricordi

Ho comprato una confezione del tuo profumo preferito. La prima cosa che ho saputo di te. Quello che mettevi solo quando uscivamo insieme. È stata la prima cosa che ho fatto non appena mi hai lasciato. Camminavo senza sapere dove andare, senza sapere cosa fare, e all'improvviso ero li, davanti ad una profumeria qualunque. Non so. Mi sono fermato a pensare. A ricordare. I tuoi occhi, solo cinque minuti prima ero sprofondato nei tuoi occhi. Le tue labbra. Il tuo cappotto. Forse era nuovo, non ricordo di avertelo visto addosso altre volte. Ma è da così poco che ci conosciamo. Conoscevamo, scusa. Si, ecco, forse è per questo. Il tempo. Il troppo poco tempo. È per questo che non è facile. Ho troppe poche cose da ricordare, e per questo non riesco a dimenticarti. Non abbiamo mai visto un film insieme. Un concerto, una passeggiata. Non siamo mai andati a cena insieme. Non abbiamo neanche una foto insieme. Non abbiamo mai vissuto insieme. È proprio questo che non capisco. Come è possibile sentire tutto questo vuoto dentro se, alla fine, non c'era niente da togliere. Eppure è così. Mi manca tutto, pur non avendo avuto niente.
I tuoi sguardi troppo intensi. I tuoi baci troppo lunghi. I tuoi sorrisi troppo sinceri. I tuoi abbracci troppo stretti.


Entro nella profumeria. Chiedo il tuo profumo. Ovviamente non lo hanno, quindi continuo a vagare. Un'altra profumeria. Un'altra domanda. Un'altra negazione. E così via, per altre tre, quattro, nove profumerie. Alla fine è diventata un'ossessione.
Ora mi rigiro il pacchetto in mano, mi guardo riflesso tra le gocce di pioggia attaccate su una vetrina. Mi vedo ma non mi riconosco. Continuo ad accarezzare il cellophane che riveste la scatola di cartone. Sento la pioggia che cade sulla mia testa. Immagino ogni goccia di pioggia come una goccia di profumo. Guardo in alto. Il cielo è verde. Di un verde intenso. Innaturale. O forse è solo la mia immaginazione. Forse è solo il riflesso di un ricordo.
Sento la paura addosso di potermi perdere in tutta quell'immensità. Appoggio una mano al muro per avere la sicurezza di potermi aggrappare a qualcosa, di non essere risucchiato dal vento, o quantomeno per non cadere, fradicio. Apro l'altra mano, aspetto una risposta. Quattro gocce di profumo sul palmo della mano. Pesano come un macigno caduto dal cielo. È come un pianto che taglia il mio viso con le lacrime.


La boccetta del tuo profumo preferito è ancora li. Sul mio comodino. Sul cellophane c'è una minuscola primordiale patina di polvere. Ma va bene così. I miei ricordi  funzionano ancora.