sabato, marzo 11

Damien

E poi tutto quel sole venuto all’improvviso a distruggere un cielo perfettamente grigio e quindi in sintonia con la sua mente, e tutto quel profumo nuovo dei fiori in giardino, no, non era giusto. Molte cose non erano giuste, ma ora solo ciò che può dare felicità o serenità sembra non essere giusto. È così che vanno le cose, perché oggi bastano pochi minuti per allontanarsi di innumerevoli chilometri, e questo lo sai ma non lo vuoi accettare, adesso, speri sempre che voltando l’angolo tu lo possa vedere ancora mentre ti viene incontro camminando fra la gente, e magari gli diresti pure se gli va un aperitivo, così, come se niente fosse successo. Ma non è così, lo sai ma non lo vuoi accettare. Chissà dove sarà adesso.
Sembra estate, ora, e neanche questo ti aspettavi perché fino a dieci minuti fa si vedeva che era gennaio. Vedi quanto ci vuole poco a cambiare? E allora come mai sono così triste, ti chiedevi in silenzio con le mani aperte ed appoggiate sul davanzale, con gli occhi messi a volare fra le colonne del chiostro come quando eri bambino, e nelle orecchie le parole di tanti anni fa, quelli passati a vivere insieme come se foste fratelli, e ora divisi come ciotoli di un fiume che corre a tutta forza verso il mare. Ti scorrono silenziosamente davanti tutte le giornate passate a ridere e fare cagnara, ed ogni ricordo ora ha il sapore amaro di una sconfitta, e tu non sai spiegarne il perché, non riesci a capire da dove arrivi tutta la tristezza che non avresti mai pensato di provare.
Neanche ti volti se mi accendo una sigaretta, tu che non hai mai voluto che io fumassi in quella stanza, ed è anche grazie a questa tua piccolissima indifferenza che riesco a capire quanto tu possa essere rimasto ferito da quelle parole di addio, le ultime che gli hai sentito pronunciare e le prime che hai dimenticato.
Vorrei parlarti, dirti cose che sappiano aiutarti, se solo servisse, ma so che lasciarti in silenzio è la cosa migliore, è quello che più ti fa bene. Chissà se ora continuerai a vivere sperando che ci sia sempre qualche nuvola davanti al sole, mi chiedo, e proprio spero di no. Sarebbe una vita sprecata, lo sai. Vorrei dirtelo, ma non credo serva a qualcosa. So che nella tua mente stai già costruendo qualcosa di nuovo vicino a quei ricordi taglienti, e qualsiasi cosa tu stia creando, non esisterà mai nessuna parola adatta a distruggerla, questo lo so.
Riesco a vedere che hai un po’ paura della solitudine, quella che a tua insaputa ti assalirirà quando anch’io me ne andrò, perché sai che anche a me toccherà partire, e anche se lo sapevi già da otto mesi, questo ti fa male ugualmente.
Spengo la sigaretta lentamente, stando molto attento a non lasciar cadere le piccole braci ardenti fuori dal posacenere, e mi alzo per uscire da quella stanza che avevamo arredato tutti e tre insieme, dove ancora sembra sentire le nostre parole roteare fra le pareti. Esco piano piano senza chiudere la porta, anche se niente potrebbe distogliere la tua attenzione da quelle piccole nubi grigiastre, e prima di essere fuori dalla stanza, sento già qualche lacrima scorrere lungo il tuo viso di trentenne, e questa sembra anche a te l’unica cosa giusta immersa in un giorno troppo incongruo e sbagliato per essere vero.
Mi sento triste, dici a voce alta, ma intorno a te ci sono solo i tuoi ricordi e qualche lacrima, adesso.

mercoledì, marzo 1

Essere un Supereroe

Pamela aveva diciotto anni. La sua mente no. Si era voluta fermare prima, molto prima, perché aveva capito che la vita sa essere cruda e cattiva con chi deve cresce. A volte non si riesce a credere quanta forza abbia la mente. A volte non si riesce a credere che la mente riesca a fermare anche lo sviluppo del tuo corpo. Pamela voleva rimanere bambina, e ci riuscì perfettamente. I suoi pensieri si fermarono pochi giorni dopo il suo undicesimo compleanno, e con essi anche le sue mani, le braccia, le gambe, tutto quello che faceva parte di lei, quel giorno si fermò. Dapprima nessuno se ne accorse. Passò un anno, e nonostante la sua statura fosse rimasta invariata e la scuola non fosse anadata particolamente bene, nessuno si preoccupò più di tanto.
Purtroppo anche la sua condizione familiare non permise una particolare attenzione alla cosa. Una madre poco presente, con un accennato ritardo mentale, di cui spesso ne abusavano anche occasionali avventori della loro casa. Il padre, era semplicemente il Matto del paese.
A quindici anni Pamela era diventata completamente asociale. Vagava per la città vestita del solo pigiama, in pieno inverno, con sopra un lungo cappotto di lana marrone, una delle poche cose che il padre le avesse lasciato. Dicono che sotto il cappotto portasse con se un coltello da cucina.
Una cooperativa sociale ha convinto la madre di Pamela che un lavoro avrebbe fatto bene a sua figlia, anche per trovare amici, per capire che avere uno scopo è importante per accettarsi e per accettare la vita con tutte le sue difficoltà.
Pamela ha ricominciato a vivere grazie all'aiuto di questa cooperativa che le ha offerto un lavoro, tante persone disposte ad aiutarla, a stargli vicino. Soprattutto ha conosciuto persone come lei, ha capito che non era la sola ad avere paura, a non voler crescere. Sorrideva con molta facilità, parlava di se, delle sue paure.
C'erano anche molti volontari che saltuariamente aiutavano chi lavorava nella cooperativa. Soprattutto ad organizzare dei fantastici fine settimana, con giochi, gite, e quanto altro servisse a far vivere normalmente chi non conosceva la normalità.
Fra questi volontari, c'ero anche io.
Pamela era felice, aveva diciotto anni, ma la sua mente ed il suo corpo erano fermi a sette anni prima. Era una bambina, e come tutti i bambini per sconfiggere le paure, si creano dei piccoli mondi, delle piccole fantasie. Tra queste, lei si era scelta i suoi Supereroi.
Essere Supereroi non era semplice. Non bastava esserle simpatici. Pamela aveva una metodica e delle precise regole selettive. Ovviamente nessuno sapeva quali fossero, e perché lei decidesse di eleggere un Supereroe. Comuqnue tutti sapevano che chi era Supereroe era una persona speciale, qualcosa di più. I primi Supereroi furono simultaneamente Gianluca e Otto
Quando anche Sara fu designata Supereroe, ci fu una lunga discussione, e nonostante in diversi sostenessero che si dovesse definire Supereroa, con la "a" finale, Pamela tolse ogni dubbio affermando che, anche se era una femmina, un Supereroe è Supereroe e basta.
Poi un giorno toccò a me essere eletto Supereroe. Non sono mai riuscito a capire perché, non sono mai riuscito a descivere il mio stato d'animo quando mi venne comunicato, tramite messaggio segreto da parte di Sara Supereroe.
Ne sono sempre andato fiero, come si può portare con orgoglio una qualsiasi investitura. Essere speciale per una persona, anche se per una fantasia, essere considerato migliore di altri è un privilegio che pochi possono vantare.
Era una cosa che mi faceva essere ancora più voglioso di aiutare gli altri. Avevo un onore ed un privilegio da difendere, e per nulla al mondo avrei voluto perdere il mio titolo di Supereroe.
Dopo un po' di tempo mi sono reso conto che Pamela, con il suo semplice considerarmi Supereroe, mi ha aiutato. Mi ha aiutato ad essere più attento agli altri, a considerare al mio pari chi ha difficoltà ad essere accettato. A non lasciare solo chi ha bisogno di aiuto. Soprattutto mi ha aiutato a capire che sono i gesti semplici che rendono le persone migliori.
Poi è passato del tempo, e tante cose sono cambiate. Le persone si allontanano, le esperienze cambiano, le persone crescono. Pamela oggi avrebbe ventisei anni. Pamela era felice, si addormentava sorridendo e faceva dei bei sogni. Era serena. Forse si era stancata di tenere rinchiusi i suoi pensieri ed i suoi sogni nel corpo di una bambina, ma era troppo tardi per iniziare a crescere.
Come tanti anni prima decise di smettere di crescere, una mattina decise di non svegliarsi. Probabilmente stava sognando qualcosa di bello, qualcosa che avrebbe sempre voluto, forse la vita che desiderava.
Il suo cuore si è fermato li, nel suo sogno più bello. A tutte le persone che ha conosciuto ha lasciato un buco da qualche parte dentro, come sempre quando muore qualcuno.
Quello che Pamela mi ha insegnato non lo dimenticherò mai, lo porterò sempre con me e cercherò di insegnarlo anche a mio figlio. Ma un Supereroe no, non lo sarò più. Lo sarò solo per lei che mi ha dato questo privilegio.