come l'elettricità che passandoci attraverso sconvolge le nostre vite, le nostre anime, ci squote e ci fa ricordare i nostri sogni sopiti, ci fa aprire gli occhi davanti allo scempio di una mostruosa quotidianetà; e ti accorgerai che non possono esserci limiti per i sogni, e che hai percorso tanta, troppa strada, e ora solo le tue mani riescono a raccogliere le lacrime, tutte quelle che non potranno più ridarti indietro il tuo tempo
giovedì, luglio 13
Oggi
Ho ricominciato a fumare. Apparentemente senza alcun motivo. Così, semplicemente, sono entrato in tabaccheria. Volevo delle gomme da masticare, di quelle alle erbe, perché mi piace il sapore delle erbette aromatiche. Ero in fila. Davanti a me avevo una signora anziana, ben vestita, truccata forse un po' troppo pesantemente. Stava in attesa di un cenno da parte del commesso, lo sguardo nascosto da un paio di occhialoni scuri. Dopo pochissimo, il commesso stacca gli occhi dal computer e si volta sorridente verso la signora, allungandogli il cedolino di carta del gioco del lotto appena giocato. La signora non cambia espressione, come se il tempo avesse cementificato tutto il suo viso, come se le grinze della sua pelle non fossero dovute all'età, ma alla forma stessa del viso, come fosse stata una maschera. La signora allunga la mano tremolante, afferra il foglietto piegandolo in due, poi estrae con calma il portafogli dalla borsona di tela consunta e ne estrae una banconota verde. La allunga al commesso. E' in quel momento che il foglietto le sfugge di mano, svolazzando un po', forse trascinato dalla corrente generata dal grosso condizionatore che sopra di noi. Plana, il foglietto, direttamente accanto al mio piede sinistro. Mi chino per raccoglierlo. Non faccio quasi in tempo a rialzarmi, la mano grinzosa della signora è già accanto al mio viso, la evito per un soffio alzandomi di scatto. Rimango quasi male accorgendomi della stizza dipinta sul volto dell'anziana signora. Questa volta espressione l'ha cambiata, penso. Le allungo il biglietto, senza aspettarmi niente da lei. Diversamente da quanto avrei voluto fare, non sorrido. Riprende il suo foglietto, lo infila nel portafolgi che nasconde quasi subito nella borsa. La osservo andare via mentre tenta di trascinarsi dietro il carrello porta spesa. Non l'aiuto ad aprire la porta. Mi preoccupo solo di avvicinarmi al bancone, dove il commesso sembra essere stupito quanto me. Mi sento cattivo. Quasi voglioso di dimostrare che conviene essere cattivi. Voglio convincermi che non conviene essere gentili. Erano due anni e tre mesi che non lo facevo. Un pacchetto di Camel Light, chiedo al commesso. Ora si chiamano Camel Blue, mi sottolinea. Pago, aspetto il resto. Lo prendo, e mentre me ne vado mi rendo conto di non avere da accendere. Merda.
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