E poi tutto quel sole venuto all’improvviso a distruggere un cielo perfettamente grigio e quindi in sintonia con la sua mente, e tutto quel profumo nuovo dei fiori in giardino, no, non era giusto. Molte cose non erano giuste, ma ora solo ciò che può dare felicità o serenità sembra non essere giusto. È così che vanno le cose, perché oggi bastano pochi minuti per allontanarsi di innumerevoli chilometri, e questo lo sai ma non lo vuoi accettare, adesso, speri sempre che voltando l’angolo tu lo possa vedere ancora mentre ti viene incontro camminando fra la gente, e magari gli diresti pure se gli va un aperitivo, così, come se niente fosse successo. Ma non è così, lo sai ma non lo vuoi accettare. Chissà dove sarà adesso.
Sembra estate, ora, e neanche questo ti aspettavi perché fino a dieci minuti fa si vedeva che era gennaio. Vedi quanto ci vuole poco a cambiare? E allora come mai sono così triste, ti chiedevi in silenzio con le mani aperte ed appoggiate sul davanzale, con gli occhi messi a volare fra le colonne del chiostro come quando eri bambino, e nelle orecchie le parole di tanti anni fa, quelli passati a vivere insieme come se foste fratelli, e ora divisi come ciotoli di un fiume che corre a tutta forza verso il mare. Ti scorrono silenziosamente davanti tutte le giornate passate a ridere e fare cagnara, ed ogni ricordo ora ha il sapore amaro di una sconfitta, e tu non sai spiegarne il perché, non riesci a capire da dove arrivi tutta la tristezza che non avresti mai pensato di provare.
Neanche ti volti se mi accendo una sigaretta, tu che non hai mai voluto che io fumassi in quella stanza, ed è anche grazie a questa tua piccolissima indifferenza che riesco a capire quanto tu possa essere rimasto ferito da quelle parole di addio, le ultime che gli hai sentito pronunciare e le prime che hai dimenticato.
Vorrei parlarti, dirti cose che sappiano aiutarti, se solo servisse, ma so che lasciarti in silenzio è la cosa migliore, è quello che più ti fa bene. Chissà se ora continuerai a vivere sperando che ci sia sempre qualche nuvola davanti al sole, mi chiedo, e proprio spero di no. Sarebbe una vita sprecata, lo sai. Vorrei dirtelo, ma non credo serva a qualcosa. So che nella tua mente stai già costruendo qualcosa di nuovo vicino a quei ricordi taglienti, e qualsiasi cosa tu stia creando, non esisterà mai nessuna parola adatta a distruggerla, questo lo so.
Riesco a vedere che hai un po’ paura della solitudine, quella che a tua insaputa ti assalirirà quando anch’io me ne andrò, perché sai che anche a me toccherà partire, e anche se lo sapevi già da otto mesi, questo ti fa male ugualmente.
Spengo la sigaretta lentamente, stando molto attento a non lasciar cadere le piccole braci ardenti fuori dal posacenere, e mi alzo per uscire da quella stanza che avevamo arredato tutti e tre insieme, dove ancora sembra sentire le nostre parole roteare fra le pareti. Esco piano piano senza chiudere la porta, anche se niente potrebbe distogliere la tua attenzione da quelle piccole nubi grigiastre, e prima di essere fuori dalla stanza, sento già qualche lacrima scorrere lungo il tuo viso di trentenne, e questa sembra anche a te l’unica cosa giusta immersa in un giorno troppo incongruo e sbagliato per essere vero.
Mi sento triste, dici a voce alta, ma intorno a te ci sono solo i tuoi ricordi e qualche lacrima, adesso.